La prima dell’era Gattuso profuma già di rivoluzione. Non tanto per il modulo o i volti in campo, quanto per l’atteggiamento, la fame, la carica trasmessa da chi quella maglia l’ha sudata davvero, ieri da gladiatore e oggi da condottiero.
Al New Balance Stadium di Bergamo va in scena un monologo tutto azzurro: l’Italia piega l’Estonia con un secco 5-0 e rilancia le proprie ambizioni nella corsa al Mondiale 2026.
Il primo tempo: tanto fumo, ma niente gol
L’Italia parte forte, anzi fortissimo. Ritmi alti, linee strette, pressing costante e un’idea chiara di calcio offensivo. I primi 45 minuti sembrano la sceneggiatura perfetta per un gol che però non arriva.
Il protagonista più ispirato? Mateo Retegui, che colpisce una traversa da posizione defilata e tiene viva la luce offensiva. L’Estonia si difende con ordine, ma è chiaro a tutti che la diga prima o poi cederà.
Nella ripresa sale in cattedra Gattuso… con i suoi uomini
La svolta arriva al minuto 58. Kean svetta su tutti e con una frustata di testa firma l’1-0 che apre la serata. Una manciata di secondi più tardi lo stesso Kean sfiora la doppietta colpendo un palo che fa tremare anche la panchina. Ma il segnale è chiaro: l’Italia è affamata. Al 69’, Retegui non perdona: si fa trovare al posto giusto, nel momento giusto, e raddoppia con freddezza. Sette minuti dopo è il turno di Raspadori: tuffo perfetto sul traversone da destra e 3-0 scritto con l’inchiostro della classe. Gli Azzurri dilagano, l’Estonia crolla.
Nel finale c’è gloria ancora per Retegui, autore di una doppietta, e per Bastoni, che al 92’ sigilla il pokerissimo con un imperioso colpo di testa.
Gattuso: “Conta il sacrificio, non il nome”
La vera vittoria, però, si legge negli occhi del nuovo ct. Rino Gattuso vive ogni minuto a bordo campo come se stesse ancora rincorrendo palloni all’Europeo del 2006. Il suo messaggio è chiaro: “Niente paura, niente nomi. Conta il lavoro, il gruppo, il sacrificio”. E i suoi ragazzi sembrano già averlo capito.
Con questo 5-0, l’Italia torna a respirare e si rilancia nel girone. Ma soprattutto, ritrova un’anima. Ed è solo l’inizio.



